Vi aspettiamo sabato e domenica a Pisa, a Educare alle differenze per condividere alcune riflessioni sul tema dello stress a scuola.
venerdì 27 settembre 2019
sabato 21 settembre 2019
Offensiva di classe di Andrea De Giorgi
http://www.giornale.cobas-scuola.it/offensiva-di-classe/
In questi ultimi anni si sono moltiplicati
i casi di conflitto, patente e latente, tra chi lavora nelle scuole e i
dirigenti scolastici. Ciò in virtù dell’aumentato potere conferito ai
dirigenti sia in ordine alla organizzazione del lavoro, sia sul piano
disciplinare. Ma i conflitti si verificano di frequente anche con il
cosiddetto staff dei dirigenti, i cui confini non sono sempre
univocamente definiti, e con i genitori, il cui ruolo è molto cambiato,
soprattutto a partire dall’epoca del ministero Moratti.
Alcuni decisivi mutamenti legislativi e il
cambiamento ideologico hanno contribuito ad accentuare il conflitto e
lo stress degli operatori della scuola. Tra i primi, l’aumento dei
carichi di lavoro e delle competenze richieste, innovazioni introdotte
per via legislativa o amministrativa scavalcando la mediazione
contrattuale (con la sostanziale inerzia dei sindacati di Stato);
l’aumento dei poteri dei dirigenti (con il D.Legs. 150/2009 e la L.
107/2015), nell’ambito delle scelte di indirizzo della scuola, della
gestione del personale, sottratta alla contrattazione sindacale, nei
procedimenti disciplinari; l’introduzione della valutazione di sistema
(INVALSI, RAV, piano di miglioramento dell’offerta formativa), e infine
del bonus premiale per i docenti.
Queste modifiche normative sono state
accompagnate da un contestuale mutamento sul piano ideologico della
funzione della scuola e insieme dell’immagine di competenza
dell’insegnante, da cui ci si aspettano capacità e competenze sempre più
estese e articolate in termini di conoscenze disciplinari, metodologie e
tecniche didattiche, capacità di comunicazione, accoglienza, sostegno,
valorizzazione, recupero, assistenza, cura individuale, competenze
cliniche, organizzative, legislative, amministrative, informatiche, che
molto difficilmente e solo per un caso o per sorte divina si ritrovano
in una sola persona. Si è chiesto con sempre maggiore pressione
all’insegnante di accogliere le richieste di studenti e famiglie, anche
inseguendo obiettivi in patente contrasto reciproco, come quello di
semplificare la didattica e adeguare gli obiettivi alle competenze
minime e viceversa di supportare le eccellenze e portarle al massimo
“valore”.
In questo processo caratterizzato da una
accentuata pressione sociale sull’insegnante, si è realizzata una
convergenza di interessi tra dirigenti, impegnati a migliorare le
prestazioni della scuola, e genitori, diventati i difensori d’ufficio
dei figli – utenti ai quali è rivolto il servizio della scuola azienda.
La categoria docente viene accusata di non
essere alla altezza del suo nuovo compito sociale: un’accusa molto
semplice, e insieme priva di senso logico, data l’impossibilità di
adeguarsi a standard oggettivamente sovrumani. La pressione si è
accentuata anche su tutto il personale ATA, trasformato in personale
funzionale al miglioramento dei piani dell’offerta formativa senza alcun
diritto di parola nel merito. La figura professionale più colpita in
questo momento appare quella dell’assistente amministrativo, il cui
lavoro è sempre più complesso e sottoposto a ritmi sempre più pressanti.
Il risultato è uno stress troppo spesso latente che non ha ancora
trovato uno spazio pubblico adeguato.
I campi del conflitto
Alcuni campi del conflitto riguardano l’intero personale, sia docente sia ATA.
Una prima area del conflitto comune è
quella dell’attribuzione degli incarichi. In quest’area le norme del
D.Legs. 150/2009 (il c.d. Decreto Brunetta) hanno segnato un passaggio
importante verso una pratica autoritaria: è il dirigente, senza alcun
vincolo contrattuale, ad attribuire gli incarichi, e spesso succede che
gli incarichi siano concentrati su un gruppo di persone, legate
direttamente allo staff della dirigenza e ciò in modo assolutamente
indipendente dal cosiddetto merito. Perciò, con l’argomento della tutela
della privacy, molti dirigenti tendono a non rendere pubblica
l’informazione sull’uso delle risorse, e spesso a non darla nemmeno alle
RSU, cui viene sempre più spesso fornito un prospetto con i dati
aggregati in modo da nascondere i dati individuali.
Il secondo campo di conflitto è
l’attribuzione delle sedi e dell’orario di lavoro, dove si possono
creare disparità di trattamento tra coloro che godono di un privilegio
di posizione e coloro cui viene riservato un destino da arlecchino. Per
chi insegna i conflitti riguardano insieme l’assegnazione delle sedi e
delle cattedre, per la quale il dirigente dovrebbe seguire i criteri
generali del consiglio di Istituto e le proposte operative del collegio
docenti, che però spesso vengono “superati”, cioè praticamente ignorati.
Le ultime modifiche contrattuali (l’art. 22 del CCNL del 19 aprile 2018
e l’art. 3, comma 5 del CCNI sulla mobilità del 6 marzo 2019) non hanno
modificato sostanzialmente la situazione.
Sempre più spesso sorgono conflitti in
relazione alla sostituzione del personale assente. Invece che nominare
supplenti (anche per via di una serie di norme finanziarie che limitano
tale possibilità) si scarica su chi è presente anche il lavoro degli
assenti: per il personale ATA questo comporta sia l’intensificazione del
lavoro sia il ricorso al lavoro straordinario, con un indubbio aumento
dello stress; per il personale docente comporta spesso che le classi dei
docenti assenti vengano divise in gruppi, e questi vengano smistati in
altre classi dove l’attività didattica programmata deve essere
riadattata istantaneamente all’arrivo del nuovo gruppo, magari
proveniente anche da una classe non parallela, e quindi nemmeno
interessato all’argomento della lezione.
Un altro campo di conflitto è quella
relativa alla fruizione del diritto di assentarsi, inconciliabile con la
logica produttiva: chi fruisce regolarmente dei permessi previsti dalla
L. 104/92, chi si assenta per malattia ricorrente o cronica, o per
congedo parentale, chi vuole fruire dei permessi di studio, del
ricongiungimento con il coniuge all’estero, o chi addirittura si
permette di chiedere permessi o ferie per motivi personali o familiari
diventa un elemento di disturbo, da riportare all’ordine.
Un’ultima area del conflitto, è l’area
della didattica, che include la gestione della disciplina e la
valutazione del profitto. In quest’area i dirigenti hanno iniziato a
esercitare un controllo sulla formulazione delle programmazioni, sulla
consistenza e la qualità dei programmi svolti, sul numero e sul valore
delle prove di verifica: in quest’opera sono guidati dall’esaltante
obiettivo di omogeneizzare la didattica secondo gli standard di scuola,
che dovrebbero diventare obbligatori per tutti/e. In questa nuova
prospettiva, l’evidente contrasto tra queste condotte e l’articolo 33
della Costituzione, che garantisce la libertà di insegnamento, non
sarebbe un chiaro segno della illegittimità della nuova pratica di
controllo, ma viceversa della vetustà delle norme costituzionali, che
dovrebbero essere cambiate in nome della nuova ideologia che vuole
trasformare l’insegnante in operaio/a massa, che esegue gli ordini di
chi pensa in sua vece.
È in questa area che esercitano un potere
crescente e pressante i genitori, che premono sui dirigenti affinché i
docenti si conformino alle esigenze della loro prole. E i dirigenti
prestano sempre maggiore attenzione alle richieste di intervento di
genitori e studenti per redarguire e sanzionare non tanto i docenti che
si impegnano poco, ma soprattutto coloro che svolgono un programma
troppo impegnativo, o che valutano in modo troppo severo, o che chiedono
provvedimenti disciplinari per studenti che violano i regolamenti
scolastici. In questo la nuova scuola tende a rispondere ai criteri
della customer satisfaction. Questa tendenza si è spinta a tal punto che
alcune scuole garantiscono la promozione a chi si iscriva, imitando le
scuole private di recupero anni scolastici.
La gestione dirigenziale dell’ordine
Quali pratiche “rieducative”
vengono usate nelle scuole per ottenere un adeguamento degli operatori
al nuovo modello di scuola? Quando si individua una persona che viene
considerata un elemento di disturbo, una persona fuori dal coro, non
integrata nel nuovo modello di scuola, la prima strategia d’azione è
quella di esercitare un controllo ossessivo sul suo lavoro, sulla
puntualità in ingresso, sulle relazioni con colleghe/i e con alunne/i, e
se si tratta di un docente su tutti gli aspetti didattici.
Il controllo è propedeutico alla
contestazione e all’apertura di procedimenti disciplinari. In questo
campo i poteri dei dirigenti scolastici sono stati notevolmente estesi,
inglobando, come quelli dell’inquisitore medioevale, i poteri di
indagine del giudice preliminare, i poteri di accusa del pubblico
ministero e i poteri decisionali del giudice vero e proprio. Né
l’esercizio di tali poteri è sottoposto ad alcun controllo, perché
nessun organo superiore vigila, e perché nel procedimento disciplinare
manca completamente il principio di terzietà.
E alla contestazione si accompagna la
squalifica sistematica. Ad ogni intervento pubblico critico o
semplicemente divergente si fa seguire un commento di delegittimazione
(con l’uso di formule rituali quali “la sua è una mera opinione”).
Se un docente scomodo propone una sanzione disciplinare proposta nei
confronti degli studenti, si ribalta l’accusa in modo paradossale: se
l’alunno ha mancato di rispetto all’insegnante, la responsabilità,
perlomeno parziale, è dell’insegnante, e perciò la questione va
rovesciata: è l’insegnante che non sa mantenere la disciplina e non sa
farsi rispettare, è l’insegnante che con il suo comportamento
antisociale provoca le motivate reazioni degli studenti; è
dell’insegnante la responsabilità dello scarso profitto degli studenti,
del loro scarso impegno, e se vengono usati i cellulari, è certamente
l’insegnante che lo ha consentito o che non è stato capace da impedirlo.
La strategia vincente e finale è quella
dell’isolamento, con l’adozione delle modalità conosciute da tempo
immemorabile dalle comunità umane: freddezza comunicativa, distanza,
formalità assoluta nei rapporti personali, uso sistematico delle
comunicazioni scritte, censura nella verbalizzazione.
Che tipo di azioni intraprendere?
La categoria, come parte della società,
sembra dominata dalla paura, sentimento che favorisce l’azione
autoritaria, ne è perfettamente complementare, tanto che Montesquieu la
considerava il pilastro del governo dispotico.
In questo clima di paura, le azioni
tradizionali di contrasto messe in atto da docenti e ATA, e dalle
residue forze sindacali, per bloccare questa offensiva autoritaria
sempre meno mascherata, sono sempre più deboli e inefficaci. Lettere,
richieste di incontri, richieste di conciliazione e diffide sono
pratiche ormai inefficaci. I ricorsi al giudice sono onerosi, lunghi,
faticosi, stressanti, e rischiosi. Nel complesso i dirigenti scolastici
attualmente risultano dotati di ampia immunità.
Se si vuole contrastare questa offensiva
autoritaria, occorre quindi trovare nuove modalità di agire, pensando a
lungo termine e breve termine.
A lungo termine, occorre richiedere due
riforme: la riforma dei procedimenti disciplinari e la riforma delle
procedure di conciliazione extragiudiziale.
Per quanto riguarda i procedimenti
disciplinari, appare urgente richiedere il ripristino delle procedure
disciplinari interne, come sono ancora previste per i docenti
universitari e per i magistrati, riformando gli articoli 54 e 55 del
D.Legs. 165/2001.
Per quanto concerne la conciliazione
extragiudiziale, occorre riformare l’art. 420 del codice di procedura
civile, reintroducendo una procedura di conciliazione obbligatoria, resa
facoltativa dall’art. 31 della L. 183/2010 ( il c.d. collegato al
lavoro). La non obbligatorietà della conciliazione permette
all’Amministrazione pubblica di non presentarsi, costringendo di fatto i
lavoratori e le lavoratrici a rivolgersi ad un giudice del lavoro, il
che implica un costo e un’energia notevoli.1
Nell’immediato, bisogna trovare il
coraggio di portare alla luce le azioni arbitrarie, le storture, le
vessazioni, le pressioni per aumentare il lavoro, e le situazioni che
generano stress aggiuntivo tra docenti e ATA. Le azioni possono essere
intraprese con le RSU, o in una situazione di inerzia di queste ultime,
anche senza di loro.
In primo luogo bisogna far uscire
dall’isolamento le colleghe e i colleghi sottoposti alle vessazioni o
allo stress, mettendo in atto processi virtuosi di condivisione,
producendo documenti di solidarietà o organizzare riunioni specifiche
sui procedimenti disciplinari, o sulle strategie di isolamento messe in
atto dalle dirigenze scolastiche.
Nei casi più gravi, si può arrivare a fare
una denuncia pubblica, attraverso vari canali dei mass-media (giornali,
radio, TV locali, social network). In alcuni casi si può volantinare,
organizzare una manifestazione.
Dove questa pratica diventa difficile, o
troppo rischiosa, si può adottare la pratica della scrittura anonima,
raccontando i nudi fatti senza indicare i nominativi dei protagonisti:
l’effetto del messaggio può essere ugualmente forte.
Si potrebbero rendere pubblici alcuni dati
critici: il numero delle domande di trasferimento in uscita da una
scuola, in modo da mettere in evidenza il grado di sofferenza del
personale, che preferisce allontanarsi da una sede vicina al proprio
domicilio piuttosto che vivere in un clima psicologicamente
insopportabile; raccontare per iscritto i casi dei procedimenti
disciplinari aperti (anche in forma anonima); illustrare il modo in cui
alcuni dirigenti gestiscono unilateralmente l’organizzazione del lavoro,
l’attribuzione degli incarichi e la distribuzione dei fondi delle
scuole, senza alcuna interlocuzione sostanziale con le RSU; mettere in
evidenza i casi di mancata informazione o di totale indisponibilità al
confronto e alla contrattazione.
È importante che coloro che hanno il
potere di decidere della nostra vita professionale abbiano chiaro che il
loro modo agire ha un feedback sociale, e che non possono agire
impunemente solo perché i loro superiori non intervengono. Ma è
importante anche agire sull’opinione pubblica, attualmente incline a
pensare alla scuola come un’agenzia al servizio degli interessi degli
utenti, anziché come un luogo di formazione e di crescita, ribaltando
l’ordine del discorso e delle priorità. E dovremmo mantenere sempre
aperto il dialogo con i genitori, rimettendo al centro del dibattito
l’idea di una scuola inclusiva, aperta e critica, l’idea che nessuna/o
può essere una semplice pedina da usare per realizzare obiettivi sociali
o educativi non condivisi, che la libertà di insegnamento è una risorsa
essenziale della scuola pubblica e della crescita delle nuove
generazioni, e non un residuo di una costituzione obsoleta che fa da
ostacolo al progresso della scuola azienda.
Per questo la riflessione collettiva sulla
scuola, sulle relazioni comunicative, sul rapporto tra generazioni,
anche in una prospettiva storica e antropologica, sulle finalità e i
metodi di insegnamento devono restare al centro dei nostri interessi.
_____________________________
1L’azione
giudiziale si presenta molto difficile: in primo luogo diventa quasi
insensata per le sanzioni disciplinari inferiori alla sospensione dal
servizio (i cui effetti possibili decadono dopo i due anni); in secondo
luogo risulta ostica per varie ragioni: perché i costi dell’azione
giudiziaria spesso superano il valore della causa; perché i tempi del
processo sono lunghissimi; perché la verità giudiziale risulta spesso
molto diversa dalla realtà; ma soprattutto perché i giudici, oberati di
lavoro, tendono a dare poco peso a fatti che a loro appaiono
micro-conflitti di scarso interesse giudiziale: e, seguendo il principio
de minimis non curat curia, tendono a considerare “minimi”
la maggior parte dei conflitti nella scuola: trasferimenti, cattedre,
sedi e orari di lavoro, ferie, permessi, aggiornamento, professionalità,
senso della dignità, numero di alunni per classe, libertà di
insegnamento, programmi, criteri di valutazione …
sabato 14 settembre 2019
ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONTRO IL DOCENTE, DIFESO DAI COBAS SCUOLA, CHE AVEVA ESERCITATO IL PROPRIO DIRITTO DI CRITICA
Trieste, 14 settembre 2019- In questi giorni i COBAS SCUOLA Trieste hanno ricevuto dall’Ufficio Scolastico Regionale del FVG l’informazione che il procedimento disciplinarea carico del docente, che aveva manifestato da libero cittadino la propria critica al film “Red Land - Rosso Istria”, è stato archiviato in maniera definitiva.
Ricordiamo che nei giorni seguenti all’episodio si era scatenata una canea rabbiosa da parte del mondo politico, associativo e istituzionale che aveva raggiunto i livelli di una vera e propria gogna pubblica con l’assessora comunale Brandi e associazioni di estrema destra che invocavano provvedimenti disciplinari, arrogandosi il diritto di dire che cosa può fare o non fare un docente nel suo tempo libero. Infatti, nonostante il docente avesse agito da libero cittadino esprimendo il proprio diritto di critica, senza aver denigrato qualcuno, o aver l'intento di denigrare qualcuno, c’era chi aveva la presunzione di zittire il dissenso, di imporre il pensiero unico illudendosi che manipolazioni e narrazioni pseudostoriche potessero essere immuni da critiche.
Da subito come COBAS SCUOLA avevamo rispedito al mittente questi attacchi chiaramente mirati a colpire la libertà di espressione di un cittadino, facendo leva sul suo ruolo di docente che, nella visione distorta di certa politica, avrebbe dovuto sospendere il proprio pensiero critico, piegando la schiena alla maggioranza politica di turno.
Difronte a tale protervia e arroganza I COBAS SCUOLA del FVG hanno difeso con orgoglio la dignità e la professionalità del docente così come la sua libertà di cittadino così volgarmente attaccata. Una difesa che si fa purtroppo sempre più urgente nel nostroPaese dove, ad esempio, a Monfalcone c’era chi pensava di aprire uno sportello d'ascolto per accogliere le lamentele contro professori “politicizzati” perché troppo di sinistra, o ministri che hanno punito insegnanti perché non avevano “sorvegliato” il pensiero e il lavoro dei loro studenti, come accaduto a Palermo.
Riconosciamo all’Ufficio Scolastico Regionale la capacità di aver posto correttamente nell’alveo istituzionale tale incresciosa vicenda, riconducendola al suo esito naturale, vale a dire l’archiviazione, come da noi richiesto.
Non si capisce invece perché la Dirigente Scolastica per prima non abbia avuto la fermezza di rigettare le accuse mosse contro un docente della sua scuola, accuse che alla fine si sono sgretolate come un castello di sabbia e che potevano essere affrontate con un semplice confronto.
Ciò deve servire da riflessione in un sistema scolastico dove si è deciso di abbandonare la via del confronto preferendo quella sanzionatoria o dei procedimenti disciplinari, snaturando quello che è lo spirito e il senso della scuola.
I COBAS SCUOLA di Trieste rinnovano solidarietà e apprezzamento al loro iscritto e confermano il loro impegno nel difendere la dignità professionale e la libertà di chi lavora nella scuola.
COBAS SCUOLA Trieste
sabato 31 agosto 2019
Calici amari
Vogliamo brevemente presentare una
campagna, sul tema dello Stress Lavoro Correlato (SLC) e non solo, che è
iniziata a Bologna nella scorsa primavera.
La campagna ha preso spunto da un evento
specifico, si è successivamente allargata e nelle nostre intenzioni
dovrebbe diventare uno degli strumenti per mettere in discussione i
rapporti di potere che si stanno delineando nella “nuova”
scuola oltre che affrontare alcune delle grosse fonti di disagio che
contribuiscono a rendere sempre più stressante il lavoro all’interno
delle istituzioni scolastiche.
L’evento causale
Durante l’ultima campagna RSU, una nostra
iscritta, che lavora presso un istituto commerciale, decide di
candidarsi come RSU. Il clima generale in questa scuola è storicamente
pesante a causa della gestione e dei comportamenti del dirigente; senza
ora entrare nei particolari, basti dire che nell’arco di 5/6 mesi (dalla
candidatura, passando per l’elezione con il maggior numero di voti e
finendo all’inizio della contrattazione) la nostra riceve ben 3
contestazioni di addebito che si chiudono con 3 sanzioni.
Si tratta di contestazioni per fatti di
nessuna gravità e declinati attraverso l’interpretazione insindacabile
del dirigente; seguono sanzioni molto lievi (richiami e/o censure).
Le sanzioni sono, come detto, lievi, ma
non per questo mancano di sortire il loro vero effetto che è quello di
mettere chi le riceve in uno stato di profondo disagio e di sentimento
di inadeguatezza; con, tra l’altro, la prospettiva di poter fare ben
poco, infatti gli avvocati generalmente sconsigliano di ricorrere in
giudizio per sanzioni di questo tipo.
La nostra risposta
A seguito di questa vicenda (per certi
versi esemplare, ma in realtà non tanto diversa da tante situazioni che
in diverse scuole riguardano i dipendenti) in sede Cobas si sviluppa una
discussione e giungiamo alla conclusione che è tempo di provare ad
intervenire su questa tipologia di eventi; partendo sì dal caso
specifico, ma con l’intento di generalizzare la questione. Decidiamo di
far partire una campagna specifica sul tema, che chiamiamo BastaStress.
Il nostro proposito è che la campagna si
sviluppi all’interno di quell’incerta zona grigia che si è venuta a
creare nelle relazioni a scuola, zona in cui si vedono convergere gli
atteggiamenti autoritari e prevaricanti dei novelli “presidi sceriffi”,
(con la scorta dei pieni poteri fornito loro da numerosi interventi
normativi degli ultimi 20 anni) e gli atteggiamenti aggressivi dei
novelli “clienti” della scuola azienda, cioè genitori ed anche studenti e studentesse.
La percezione che abbiamo è che lavorare a scuola stia diventando sempre più “difficile”
in questo nuovo contesto che si va affermando; ma se da un lato
esistono discussioni, analisi ed anche azioni che intervengono sugli
aspetti teorici, politico-sindacali e didattici della questione, seppur
con alterna fortuna e risultati; ci sembra che sia molto più scoperto il
lato che dovrebbe indagare il vissuto e le condizioni concrete di
lavoro di docenti ed ATA.
Far emergere il disagio
Obiettivo primario di questa campagna
vuole essere proprio una sorta di indagine su questi aspetti volta a
favorire l’emersione del disagio (in tutte le sue forme) che sembra
sempre più attanagliare i dipendenti della scuola ed i docenti in
particolare.
L’esperienza bolognese ha sortito buoni
risultati e continuerà anche nel prossimo anno scolastico, agendo su più
binari che di seguito illustriamo sinteticamente, per dar modo anche ad
altre realtà di allargare la campagna:
- Un aspetto strettamente difensivo che affronti casi specifici, attraverso ricorsi legali, mobilitazioni di scuola, attivazione di casse di resistenza per spese legali, cioè azioni che diano segnali decisi di opposizione e non accettazione di quanto sta accadendo.
- La messa in campo di un lavoro di indagine che faccia emergere il disagio e le situazioni di stress da lavoro correlato (SLC) presente nelle scuole; su questo versante possono (e devono) avere un ruolo chiave le RSU (nostre, ma anche di altre sigle se disponibili) ed in particolare gli RLS (ruolo che le nostre RSU dovrebbero cercare di utilizzare). Questa attività si dovrà svolgere sul campo anche seguendo le linee guida nell’ambito del D.Lgs 81/2008 sulla sicurezza e tenendo presente le definizioni formali e normative legate allo SLC ed al mobbing.
- Apertura di trattative e contenziosi con gli uffici provinciali e
regionali volti a denunciare e tentare di scardinare l’attuale apparato
formale e normativo che pone il dipendente in una posizione subalterna e
sostanzialmente indifesa a fronte di tutto il contenzioso disciplinare.
In particolare abbiamo enucleato alcuni punti che devono essere
approfonditi, denunciati ed attraverso le mobilitazioni cambiati:
- denunciare e rendere plasticamente noto come tutto il percorso contestazione di addebito, difesa ed eventuale sanzione segua un iter tutto interno all’amministrazione e totalmente a discrezione del dirigente di turno, in nessun momento vi è l’intervento di un ente od autorità terza che possa mediare, dal primo passo all’ultimo tutto è insindacabilmente ed unilateralmente deciso dal dirigente, generando così una asimmetria di potere non tollerabile.
- L’assenza, per tutti i dipendenti pubblici in realtà, di qualcosa di analogo a ciò che lo statuto dei lavoratori (legge 300/70) prevede all’articolo 7 in relazione a procedimenti e sanzioni disciplinari. Assenza che non lascia altra via al sanzionato/a che ricorrere ai tribunali ordinari, con tutto ciò che ne consegue.
- L’uso (abuso?) da parte dei dirigenti delle sanzioni lievi; sanzioni spesso attribuite in maniera totalmente arbitraria, su questioni fumose ed estremamente generiche (sfruttando quanto detto al punto 1), che nella pratica risultano concretamente impossibili da ricorre in tribunale, ma che nondimeno hanno il potere di mettere chi le riceve in una situazione di disagio configurandosi come un forte elemento stressante quando non mobbizzante
- La richiesta di trasparenza ed informazioni rispetto a dati fondamentali nella gestione di una scuola quali numero di richieste di trasferimento, numero di procedimenti avviati, numero di procedimenti avviati che si concludono con sanzioni ecc…
In definitiva la campagna opera su tutti questi distinti livelli per conseguire questi obiettivi:
- a) far emergere il disagio diffuso;
- b) rompere l’isolamento in cui il sistema ti vuole obbligare e rendere consapevoli dell’esistenza di una problematica diffusa e comune che si può presentare sotto diverse forme, ma che è riconducibile ad un dato modello di scuola;
- c) aumentare il livello di coscienza che il nuovo modello scolastico è portatore congenito di elementi di SLC e situazioni mobbizzanti;
- d) comprendere quindi che non è “colpa” dell’individuo o delle circostanze, ma che tutto è semplicemente conseguenza prevedibile e connaturata al nuovo modello scolastico;
- e) suggerire la possibilità che, essendo la problematica comune e non personale, anche la risposta lo debba essere e quindi aumentare la disponibilità alla lotta ed alla soluzione collettiva dei problemi.
Su queste basi vogliamo continuare la
campagna. Vi invitiamo a visitare i siti sotto riportati, che contengono
maggiori dettagli e i materiali che abbiamo sin qui prodotto, in modo
che si possa prendere visione di come si sta attualmente concretizzando
questa iniziativa; ovviamente è un invito a contribuire.
mercoledì 19 giugno 2019
Perché parliamo di minori difese?
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| Foto di skeeze da Pixabay |
Mentre cresce il peso degli attacchi, il personale della scuola si trova sempre più isolato e con in mano strumenti di difesa deboli e confusi. Di seguito alcune delle circostanze che hanno determinato l'attuale situazione.
1. Cancellazione degli organi di garanzia (Consiglio di disciplina, Consiglio provinciale della pubblica istruzione)
2. Cancellazione delle procedure di arbitrato e conciliazione, con conseguente sbilanciamento a favore di atti unilaterali della dirigenza
3. Riduzione delle materie oggetto di contrattazione con la RSU nell’ultimo contratto
4. Utilizzo strumentale della normativa sulla privacy per diminuire la trasparenza della contrattazione integrativa
5. Istituzione di commissioni di ogni tipo che svuotano di fatto il potere decisionale degli organi collegiali
6. Assenza di un collegio deliberante ATA
7. Svuotamento della funzione sociale della scuola e del ruolo degli insegnanti nella narrazione dei mass media e nelle esternazioni dei politici
8. Uso dei risultati dei test Invalsi (e simili) per svalutare il lavoro degli insegnanti.
Per info e integrazioni scrivi a Bastastress@cobasbologna.it
venerdì 14 giugno 2019
NON LASCIAMOLA SOLA!
h18.30 presso il VAG61 in via Paolo Fabbri 110, BolognaSerata di sostegno per le spese
legali della collega
plurisanzionata
NON LASCIAMOLA SOLA
CENA + MUSICA
Per prenotazioni o messaggi scrivi a bastastress@cobasbologna.it
Segui gli aggiornamenti su facebook
Segui la campagna di crowdfunding
venerdì 7 giugno 2019
Solidarietà e crowdfunding
In diverse scuole è partita la colletta, ma anche richieste di partecipazione da parte di singol*.
Per raccogliere i fondi e per esprimere la nostra solidarietà abbiamo adottato questo strumento:
https://www.derev.com/bastastress.
Per info scrivi a bastastress@cobasbologna.it.
Per raccogliere i fondi e per esprimere la nostra solidarietà abbiamo adottato questo strumento:
https://www.derev.com/bastastress.
Per info scrivi a bastastress@cobasbologna.it.
giovedì 6 giugno 2019
Quali attacchi per chi lavora a scuola?
Ma a che cosa è dovuto lo stress a cui facciamo riferimento? Molto semplice: maggiori attacchi e minori difese.
Quali sono gli attacchi?

L’insieme del personale della scuola si trova a far fronte a sempre più ingombranti asimmetrie relazionali e di potere (accresciute durante il percorso “verso la scuola azienda” degli ultimi 20 anni tramite le misure di gerarchizzazione progressivamente imposte) esemplificabili in:
- strapotere del dirigente e del suo staff da una parte e abbassamento del livello di partecipazione attiva da un'altra
- divisione dei lavoratori sulla base di bonus premiali e incarichi discrezionali
- precarizzazione del personale sulla base di canali di ingresso che comportano differenze di diritti (es. durata di permanenza nella sede scelta, percorso dell’anno di prova, emarginazione da proposte didattiche che vengono deliberate all’inizio dell’anno scolastico)
- situazioni discriminatorie sulla base del genere o dell'orientamento sessuale
- manipolazioni e pressioni su voti, turni, orari
- ingerenza nelle scelte didattiche e metodologiche
- iperburocratizzazione delle procedure con conseguente sovraccarico di lavoro
- ampliamento delle mansioni senza adeguata remunerazione e formazione
- esposizione economica per far fronte ad alcune esigenze della scuola
- sovraccarico del lavoro degli ATA a causa del sottodimensionamento rispetto alle reali esigenze della scuola
- demansionamento obbligato e arbitrari cambiamenti di incarichi o luoghi di lavoro
- minacce, vessazioni, attacchi alla reputazione da parte di dirigenti e staff
- pressioni attraverso email e comunicazioni, rettifiche di impegni all’ultimo minuto e a tutte le ore
- pretesa, a volte implicita, di essere sempre connessi alla rete
- pressioni sempre più frequenti da parte di genitori che si percepiscono come “clienti” della scuola
- uso strumentale e arbitrario da parte dei dirigenti di qualsiasi segnalazione giunta da studenti o genitori
- aumento dell'aggressività da parte di genitori e/o studenti-esse
… Inviaci un’email a bastastress@cobasbologna.it per commenti /integrazioni.
giovedì 30 maggio 2019
Raccolta fondi per le spese legali della collega plurisanzionata
Nei mesi scorsi noi Cobas scuola di Bologna siamo intervenuti sulla vicenda dell’ITC “G. Salvemini” in cui una insegnante eletta RSU ha ricevuto ben tre sanzioni disciplinari in meno di 10 mesi, dopo venti anni di lavoro nelle scuole della provincia di Bologna senza avere mai ricevuto alcun tipo di richiamo o lamentela.
Il nostro intento era quello di denunciare una situazione a nostro avviso vessatoria e evidenziare un problema generale in atto da tempo nella scuola italiana: la crescente asimmetria nei rapporti di lavoro che trova espressione nell’utilizzo ordinario e ricorrente della sanzione disciplinare.
Di fronte al procedimento disciplinare il dipendente si trova in una oggettiva condizione di impotenza, poiché la fase istruttoria e la valutazione delle motivazioni addotte a propria difesa sono oggetto di interpretazione dello stesso dirigente che potrà comminare la sanzione, senza alcun elemento arbitrale terzo. Contro la sanzione si può ricorrere, a proprie spese, solo davanti al giudice del lavoro. Solo in questo caso il Dirigente si troverà veramente a rendere conto del proprio operato.
Ciò avviene raramente e i dirigenti lo sanno bene. Per il dipendente i costi di un ricorso al giudice del lavoro sono ingenti (alcune migliaia di euro). Tutt’altro per il Dirigente assistito dall’avvocatura di stato. I costi scoraggiano la vittima, soprattutto nel caso di sanzioni di lieve entità come il richiamo verbale o la censura, i dirigenti lo sanno e pensano di avere mano libera.
Oggi è necessario farsi promotori di una revisione delle regole che governano il procedimento disciplinare nella scuola al fine di assicurare pari dignità e diritti alle parti.
Nello specifico abbiamo deciso di sollevare il problema attraverso una situazione emblematica perché sappiamo che questo non è un caso isolato, che sempre più spesso la gestione dirigenziale ( magari con l’ausilio di qualche solerte quadro intermedio) non aiuta a creare un clima di fiducia, rispetto e collaborazione. Stare male a scuola per motivi connessi alla relazione con il superiore gerarchico, purtroppo, è un’esperienza abbastanza diffusa, accompagnata spesso dal senso di isolamento, dal silenzio, dal disagio e dall’impotenza. Per questo è altrettanto urgente sostenere concretamente questa nostra collega.
Perché dunque un CROWDFUNDING per sostenere la vertenza legale dell’ITC "G. Salvemini"?
Per uscire dalla dimensione individuale e riscoprire la forza della solidarietà tra colleghi; per affermare che la scuola pubblica non è un’azienda e non può abdicare alla dimensione collettiva e comunitaria; per denunciare che oggi è inaccettabile la disparità di potere che emerge nelle procedure sanzionatorie; perché ogni contributo, anche piccolo, contribuisce a costruire una risposta collettiva.
Il Dirigente non è solo, per lui paga lo Stato. Questa volta neanche la nostra collega. Facciamo colletta. Un esperimento in controtendenza? Sì. Proviamo a verificarlo sul campo.
lunedì 13 maggio 2019
Bastastress - Le ragioni di questa campagna.
Bastastress è un campagna avviata dai Cobas scuola Bologna volta a sensibilizzare e far emergere le problematiche relative allo stress e al burnout del personale scolastico, con lo scopo di elaborare soluzioni e ottenere risposte che ci consentano di riappropriarci di quella dimensione di collegialità connessa, attiva e resiliente.
Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute e provocare persino infortuni (NIOSH, Stress at work, 1999).
A che cosa è dovuto lo stress a cui facciamo riferimento? Molto semplice: maggiori attacchi e minori difese. Quali sono gli attacchi? Perchè parliamo di minori difese?
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